A prima vista si tratta di due personaggi ben distinti. Separati per la geografia, la religione (uno anglicano e l’altro cattolico) e la cultura.
Un parallelismo impossibile. Però in questo articolo cerchiamo di esaminare quello che possono avere in comune nelle loro vite. E vi assicuro che non è poco.
Uno, Dickens, nasce nel 1812 e l’altro, Giovanni Bosco, nasce nel 1815. Entrambi quindi erano immersi negli inizi selvaggi del Capitalismo. Entrambi hanno avuto un’infanzia difficile e sono stati costretti a lavorare. Conoscevano la fatica della vita del bambino che lavora, però entrambi avevano una volontà ferrea di studiare e di affermarsi presto nella vita.
Provavano pietà per la vita che è obbligata a soffrire nell’infanzia e nella gioventù del loro tempo. In entrambi il carcere avrà un’influenza importante. Dickens dovrà vedere suo padre in carcere e don Bosco era cappellano nelle carceri di Torino e la coscienza sociale che lì era richiesta ebbe una parte molto importante sulla decisione di dedicarsi ai giovani.
Entrambi sentivano lo stesso di fronte alla gioventù sfruttata e abbandonata da parte dello Stato.
Uno rendeva cosciente il mondo con i suoi libri; l’altro si dava da fare per risolvere il problema. Uno si muoverà nel campo delle idee (bisogna sopprimere le violenze e le scuole disumane, ma Dickens non sa come rimpiazzarli) e l’altro, Giovanni Bosco, creerà un metodo educativo (il sistema preventivo), le istituzioni e la Congregazione Salesiana perché il suo metodo sia esteso nello spazio e nel tempo.
Uno sarà prima di tutto un idealista e l’altro una persona pratica e sensibile al disanimo.
Nel Diciannovesimo secolo ci furono la fondazione delle Congregazioni docenti e ospedaliere che rispondevano all’enorme miseria delle masse abbandonate e sfruttate promuovendo azioni negli ospedali, nelle scuole, negli asili e dove lottare contro lo Stato che, non solo non risponde alle necessità del popolo, ma che porterà all’attuazione della missione ecclesiale in questo tipo di difficoltà.
Tanto coloro che hanno letto Oliver Twist o David Copperfield e prendevano coscienza quindi del problema, così quelli che incontravano nell’Opera Salesiana una forma di attuazione, un metodo e una chiara linea di azione, possono definirli una soluzione pratica a un grave problema. Da qui l’accumulo delle donazioni che hanno permesso (e continuano a permettere) ai Salesiani di espandersi per tutto il mondo con un’intensità che sembra non tener conto che la Congregazione Salesiana conta solo 150 anni di esistenza.
Senza frati mendicanti i salesiani, come don Bosco, crebbero (e crescono) sempre velocemente grazie alla beneficienza e alle donazioni.
Entrambi criticarono ferocemente il sistema educativo del loro tempo basato sulla disciplina dura, i castighi fisici e la mancanza di rispetto della dignità dell’alunno. Entrambi criticarono una scuola in cui era assente l’allegria e l’affetto. Di certo nessuno dei due era un rivoluzionario. Non desideravano cambiare l’ordine delle cose, però di certo volevano migliorarle con un po’ di buona volontà, di amore e di dignità.
Oliver Twist viene pubblicato nel 1838 e David Copperfield nel 1850. Sono gli anni cruciali della presa di coscienza sociale di Giovanni Bosco. Vivendo a Torino, scopre una nuova lezione sulla miseria umana: quella delle grandi città, la peggiore di tutte. Osserva sopraffatto l’immagine abbietta e dolorosa della decadenza morale che infuriava su tutto il mondo della gioventù operaia. Sono gli anni in cui il suo spirito è in pieno fermento. Nel 1841 sarà ordinato sacerdote. Ha 26 anni. Quello stesso anno conosce Bartolomeo Garelli e comincia a lavorare con i giovani. Nel 1846 il suo oratorio si stabilisce definitivamente alla Tettoia Pinardi. Nel 1852 compie i primi passi per formare una congregazione religiosa che nel 1854 chiamerà Congregazione Salesiana e che sarà riconosciuta nel 1859. Nel 1848 Dickens viaggia in Italia con la sua famiglia. Dato che attraversa la Francia e la via d’accesso in Italia da questo Paese è Milano o Torino avrebbe potuto conoscere l’opera di don Bosco o l’oratorio. Sicuramente non lo fece. Per lo meno non c’è nessuna prova di questo. Però non era necessario. Entrambi sono figli dello stesso tempo, videro le stesse miserie e le loro menti conversero nello stesso stato d’animo verso i bambini e i giovani sfruttati.
Nelle sue storie Dickens persegue sempre un obiettivo morale, o attaccare un vizio, l’ipocrisia o l’avarizia, per denunciare situazioni di ingiustizia e moralmente riprovevoli. Giovanni Bosco ha sempre lavorato per disfare le ingiustizie e formare rettamente la coscienza morale dei propri alunni. E così anche dei lettori del Bollettino Salesiano. Entrambi conoscono bene l’importanza della stampa per diffondere idee morali e modelli di comportamento socialmente utili e moralmente accettabili. Don Bosco fu stampatore ed editore. La formazione dei tipografi, compositori e stampatori fu molto importante nei primi Collegi Salesiani, dove sono stati stampati sempre i propri testi e le pubblicazioni. Dickens fu giornalista e conosceva bene il mondo della stampa.
Dickens formò i suoi 10 figli nel rispetto di cuore alla religione cristiana e nella sana abitudine di leggere il Nuovo Testamento. E consigliò sempre ai suoi figli di non abbandonare l’abitudine di pregare. Non è mai stato un puritano. Difese il sano divertimento e la gioia della vita vissuta con ottimismo. Don Bosco formò sempre i suoi giovani alunni nel seguire rettamente la religione come cammino per essere persone migliori e cittadini onesti.
È curioso che Dickens amasse molto i giochi di magia, che realizzava frequentemente per divertire i suoi figli o i suoi invitati. Don Bosco faceva lo stesso per distrarre i suoi ragazzi dell’Oratorio e il suo hobby era tale che oggi egli è il patrono dei maghi.
Entrambi scrissero una Storia divulgativa del proprio Paese. Dickens una ‘Storia dell’Inghilterra’ per bambini e don Bosco una ‘Storia d’Italia’ per i giovani. Entrambi gli scritti sono oggi poco apprezzati però furono molto letti nel loro tempo.
Benedetto XVI ha citato esplicitamente don Bosco (‘Deus caritas est, 40’) come ‘insigne modello della carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà’ e ‘vero portatore di luce nella Storia’.
Dickens era un ottimista. Don Bosco anche. Entrambi volevano bandire la tristezza dalla vita quotidiana. Per entrambi dobbiamo ringraziare Dio.


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