“Da dove ti è venuta la vocazione missionaria?”. Questa è una domanda che ultimamente si ripropone spesso. E poi, dopo che cerco di balbettare qualche risposta, quasi tutti dicono la solita frase:“ma dove vai? la missione è anche qui!”. Ci sono stati tempi in cui partire per terre lontane e annunciare il Vangelo era un momento anche bello da vivere nella comunità e con gli amici, oggi, almeno dalla mia esperienza, mi trovo a dover chiarire che la mia non è una fuga ma una necessità di portare l’amore di Dio ai più lontani e bisognosi.
Mi presento. Mi chiamo don Vittorio Castagna, ho 30 anni, sono salesiano da 9 anni e prete da poco più di un mese. Fin da ragazzo ho frequentato la scuola salesiana a Taranto e Caserta (solo due anni), e quindi posso dirmi un ex-allievo, anche se non ho la tessera. Il mio cammino vocazionale è stato quello di imitare i salesiani che ho conosciuto, poi lentamente ho capito che il Signore mi chiamava a lavorare con i più poveri. Un’esperienza decisiva è stata quella di lavorare a Torino con gli immigrati Peruviani e di conoscere bene la realtà dei Filippini, tanto che avevo chiesto al mio superiore di potermi specializzare nel settore per diventare più competente nella pastorale migratoria (avendo alle spalle laurea specialistica in Filosofia). Quando ho inteso che non c’erano spiragli, in quei giorni passava da Torino il nostro delegato mondiale delle missioni, don Klement, il quale dopo avermi ascoltato e aver notato delle qualità missionarie, mi ha suggerito di presentare la domanda per la disponibilità missionaria. Diciamo che non ho perso tempo, in 15 minuti ho buttato giù una domanda personale e molto spontanea. Dopo un anno i risultati: a ottobre parto per il Guatemala. Giusto per sorridere, dopo aver detto ad alcuni amici che vado in Guatemala, ho capito che mi tocca anche specificare che non è in Africa, soprattutto perché oggi dire missione vuol dire Africa. Il Guatemala è un piccolo paese del Centro America dove i salesiani sono già presenti da diversi anni.
Il motivo per cui vado non è di inserirmi in una delle case salesiane già esistenti, ma di andare nel nord, nel EL PETEN e iniziare una nuova opera salesiana. Sono a conoscenza della mia partenza da circa tre settimane, le poche notizie che ho sono sulla fase iniziale, cioè imparare la lingua e poi fare un’esperienza nel centro-nord , nella casa di Carchà, dove dicono sia molto simile a dove andrò. Nel giro di un anno dovrei avviare l’opera salesiana insieme ad un altro salesiano, il quale arriverà entro un anno.
Aprire una casa salesiana. Solo l’idea mi fa venire i brividi e mi fa pensare a tutti i fondatori che sono spesso stati dei veri e propri santini, mentre io sono una mezza cosa. Impiantare il carisma salesiano lì dove ancora don bosco non è conosciuto mi riempie di gioia e di responsabilità. In questi giorni spesso prego per queste terre lontane, ma sono convinto che non vado da solo, ma dall’Italia attraverso le preghiere saremo in tanti ad aprire questa nuova opera.
Devo inoltre ringraziare coloro che mi chiedono come possono aiutarmi a dare vita a quest’opera anche economicamente. Personalmente non so dare delle risposte concrete, sto infatti partendo un po’ sprovveduto, ma chi mi conosce bene sa che non ho mai dato tanto valore ai soldi. Faremo il fuoco con la legna che c’è.
Anche se in pratica vado da loro con quel poco che sono e che ho, per lo meno porterò con me un sogno. Sogno infatti di vedere dei membri della famiglia salesiana venire da quelle parti e collaborare per dare vita a una nuova Valdocco. Sogno di poter vedere degli ex-allievi fisicamente lì che mettono a disposizione le loro competenze per aiutare chi si trova più ne bisogno. Chissà se è solo un sogno…


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