Si è conclusa il 30 gennaio scorso, dopo 8 giorni, la mostra storico-fotografica-documentaria “Gocce di Memoria„, organizzata dagli Exallievi di Don Bosco per ricordare i 60 anni di presenza salesiana a Lecce.
Inaugurata con una suggestiva cerimonia il 23 gennaio, alla presenza di Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, arcivescovo di Lecce, del Dott. Paolo Perrone, exallievo, sindaco della Città, di Don Emidio Laterza, direttore-parroco dell’Opera Salesiana di Lecce, del Dott. Mario Buffa, presidente della Corte d’Appello di Lecce, del Col. Patrizio Vezzoli, exallievo di Brescia, comandante provinciale della Guardia di Finanza, e di altre autorità, la mostra ha riscosso un notevole successo di critica e di pubblico, tanto da “costringere” stampa e TV locali a interessarsi all’evento a più riprese.
Inaugurata con una suggestiva cerimonia il 23 gennaio, alla presenza di Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, arcivescovo di Lecce, del Dott. Paolo Perrone, exallievo, sindaco della Città, di Don Emidio Laterza, direttore-parroco dell’Opera Salesiana di Lecce, del Dott. Mario Buffa, presidente della Corte d’Appello di Lecce, del Col. Patrizio Vezzoli, exallievo di Brescia, comandante provinciale della Guardia di Finanza, e di altre autorità, la mostra ha riscosso un notevole successo di critica e di pubblico, tanto da “costringere” stampa e TV locali a interessarsi all’evento a più riprese.
La mostra è stata allestita presso l’ex Conservatorio S.Anna, una prestigiosa struttura sorta nel 1684 al fine di ospitare nobildonne leccesi in stato di agio economico, che intendessero ritirarsi a vita privata senza diventare religiose, ma rispettando i voti, primo fra tutti quello di castità.
Egregiamente restaurato qualche anno fa, il complesso ospita oggi manifestazioni ed eventi di rilievo.
La posizione strategica dell’elegante contenitore, situato su una delle vie più frequentate del centro storico, ha consentito la visita di centinaia di cittadini e di turisti, come si può desumere dalle oltre 500 firme lasciate sul registro dai visitatori, che in massima parte hanno lasciato un loro personale “pensiero„.
“Non gocce, ma un fiume in piena!” ha scritto qualcuno; qualche altro: “Non sono tanto vecchio, ma ho rimesso i calzoncini corti”, o “Mi sono lasciato bagnare da ‘Gocce di Memoria”, oppure “Venuto in punta di piedi per il grande rispetto che ho sempre avuto per la Famiglia Salesiana, torno alle mie cose ricco di esemplari storie di vita”, o ancora “I Salesiani: un gran regalo di don Bosco alla nostra città”, ” Grazie a chi, nel tempo, ha reso possibile portare don Bosco ai giovani. Spero che ci sia sempre qualcuno che lo faccia nel futuro”, ma non è mancato qualche turista che ha voluto abbinare ai complimenti per la mostra gli apprezzamenti per Lecce: “Bella mostra, bellissima città”.
La mostra, come tutte le iniziative analoghe, si è proposta due scopi: sottolineare la “natura” e le “finalità” per cui è nata.Ha quindi rappresentato, in forma cronologica, le tappe più significative che hanno segnato il cammino dei Salesiani nel corso dei 60 anni di presenza a Lecce, non solo attraverso centinaia di fotografie, ma anche per mezzo di numerosi documenti d’epoca, come i libretti dell’oratorio con stampigliate le presenze alle varie cerimonie religiose, i giornalini ciclostilati, le “orlire” (lire oratoriane, una sorta di premio-fedeltà, con le quali si potevano “acquistare” vari oggetti) e, ancora, tessere, figurine, attestati, registri, pubblicazioni, manoscritti, documenti inediti, ecc.
Le finalità che gli Exallievi si sono proposte con “Gocce di memoria” sono da ricercarsi, sì, nel desiderio di offrire all’intera cittadinanza l’opportunità di far conoscere la storia e l’opera meritoria dei Salesiani, ma hanno voluto soprattutto significare un omaggio, sentito, verso i loro antichi educatori, un gesto di riconoscenza verso coloro che li hanno educati alla maniera di don Bosco, una sorta di restitutio per quanto da loro ricevuto nel tempo.
Gocce di memoriaparte da quel lontano 14 novembre del 1949, quando don Ciro Santoro fu mandato a Lecce con don Vincenzo Guastaferro per iniziare la sua opera di apostolato presso l’Oratorio di Via don Bosco, allora Via Arte del Cemento, nei pressi della stazione ferroviaria, e segna via via tutte le tappe più significative.
Sarebbe interessante soffermarsi sulle vicissitudini che hanno preceduto quel 14 novembre, ma il resoconto prenderebbe troppo spazio.
Basti pensare che già trent’anni prima, nel 1919, il vescovo di Lecce, mons. Gennaro Trama, aveva invitato i Salesiani a venire in Città per prendersi cura dei ragazzi abbandonati, ospiti dell’Istituto Garibaldi.
Nel 1929, poi, in occasione della beatificazione di don Bosco, un gruppo di Cooperatori, guidati da mons. Agrimi, avendo assai vivo il desiderio di far venire i Salesiani a Lecce, celebrarono un indimenticabile triduo, che servì a diffondere l’apostolato e la pedagogia di don Bosco.
Ed ecco che giunge, puntuale, l’intervento della Provvidenza: essendo venuto a conoscenza che il comm. Raffaele Colilli aveva intenzione di fondare un’opera di beneficenza in favore di figli del popolo, mons. Agrimi fece “pressioni” presso di lui perché facesse un lascito dei suoi beni in favore dei Salesiani.
E così fu: nel suo testamento, infatti, il Colilli lasciò ai Salesiani gran parte di suoi beni. Era il 1938.
Si andò, quindi, alla ricerca di un locale idoneo da acquistare. Era in vendita, nei pressi della stazione ferroviaria, una fabbrica di manufatti artistici in cemento ed i proprietari, i fratelli Peluso, dato che doveva servire per un’opera benefica in favore della gioventù, la cedettero a bassissimo prezzo, tanto che col denaro dell’eredità Colilli si poté acquistare anche un terreno di fronte al fabbricato, che fu adibito a cortile. Era il 1942.
Purtroppo, però, si era in guerra e la fabbrica fu requisita dall’autorità militare. Lo sviluppo dell’Opera, quindi, si arrestò fino al 1945, quando finalmente la fabbrica fu derequisita.
Cominciò, allora, l’opera di “adattamento” della fabbrica: avendo la costruzione la forma di una grande chiesa a tre navate, la navata centrale, più larga, fu trasformata in una grande sala per il teatro, quella laterale di destra, più stretta, divenne la Cappella e quella di sinistra fu trasformata in sala giochi.
Al piano superiore, poi, dove erano i matronei, da un lato furono costruite le stanze per i Salesiani e dall’altro le aule per le tradizionali Compagnie.
Da quell’Oratorio, dal ‘49 al ’63 – anno della sua chiusura, prima di trasferirsi, nel ’70, nell’attuale sede – son passati migliaia di ragazzi, letteralmente rubati alla strada, teatro unico, allora, dei loro svaghi.
Anche se inizialmente furono accolti con un pizzico di diffidenza per il modo diverso di approcciarsi ai ragazzi (“Ma chi sono, cosa vogliono, questi preti che distribuiscono pagnotte e giocano al pallone coi ragazzi?”), i Salesiani non tardarono ad entrare in sintonia coi ragazzi e con gli abitanti del quartiere.
Ai ragazzi di quei tempi, d’altronde – gelosamente racchiusi nella loro dignitosa povertà, che li rendeva un po’ introversi e meno disponibili al dialogo – bastò poco per attirarli all’Oratorio e inserirli in un ambiente sano: un ambiente che offriva, sì, un cortile e un pallone, ma anche – e soprattutto! – educazione, preghiera, formazione.
Dopo “un’assenza” da Lecce di sette anni, 1963-1970, i Salesiani iniziarono una nuova attività come Centro Polivalente prima, soprattutto grazie all'azione competente e illuminata di don Bertoldi, preparando persone adulte per le nuove industrie metal meccaniche insediatesi a Lecce, ed a seguire gestendo come CNOS per conto della Regione Puglia la Scuola Professionale (meccanici, saldatori, elettromeccanici, elettronici,…); essi hanno così preparato migliaia di ragazzi provenienti da tutta la provincia al lavoro che il settore industriale leccese richiedeva.
L’attuale sede, oltre al Tempio – elevato a Basilica Minore con un Breve Apostolico di S.S. Giovanni Paolo II il 16 aprile 1984 – comprende la Parrocchia, l’Oratorio-Centro Giovanile, il teatro, la palestra e numerosi impianti sportivi.
La Basilica è dedicata, unica al mondo, a San Domenico Savio, a motivo di due miracoli riconosciuti dalla Chiesa per la Sua canonizzazione, avvenuta il 12 giugno del 1954: il primo avvenuto a Lecce in favore della Signora Antonietta Micelli in Miglietta la notte dell’8 marzo 1950, il secondo a Maglie (Lecce), 15 giorni dopo, il 23 marzo 1950, a beneficio della Signora Maria Porcelli.
Gocce di Memoria, in definitiva, è riuscita a tracciare le tappe più significative della presenza salesiana a Lecce: da quelle già accennate ai Convegni, dai Pellegrinaggi ai luoghi di don Bosco a quelli mariani, dalle attività ricreative a quelle sportive, dai Raduni Ispettoriali ai Congressi, dalle Conferenze Salesiane agli Esercizi Spirituali, dalle Biciclettate all’Estate Ragazzi, dall’attività teatrale ai Festival della Canzone Oratoriana, dalle Feste del Grazie a quelle degli Anziani, dalle Tombolate alle Castagnate, dai Vexas (Veglioni Exallievi Salesiani) ai Vecs (Veglioni Cooperatori Salesiani), dall’arrivo dell’urna contenente i resti mortali di San Domenico Savio ( 1999 e 2004) alle visite del Rettor Maggiore.
Ma altri “momenti forti” sono stati focalizzati nella mostra, come, ad esempio, il conferimento della cittadinanza onoraria, nel 2000, a don Di Nanni, nel corso di una suggestiva e commovente cerimonia nell’Aula Consiliare del Comune, gremita di Exallievi, Cooperatori e parrocchiani.
Don Natale Di Nanni – originario di Andria, ma “leccese dentro” – è stato a Lecce dal 1952 fino al giorno in cui è tornato al Padre (6 febbraio 2004) e ha sempre rappresentato un preciso punto di riferimento per gli Exallievi (dei quali è stato il delegato spirituale per 23 anni), essendo stato per tutti, sin da ragazzi, un padre amorevole e un confidente.
Per questo motivo, gli Exallievi hanno voluto riservare esclusivamente a lui una delle quattro sale allestite per la mostra.
Grande risalto è stato dato pure, ovviamente, alle visite del Rettor Maggiore. Lecce, infatti, è stata onorata per ben quattro volte della presenza del Rettor Maggiore: una prima volta nel 1982, quando venne don Egidio Viganò; una seconda volta nel 1992, quando ci fu una grande mobilitazione generale per la visita, ancora una volta, di don Egidio Viganò, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di San Domenico Savio; una terza volta nel 1999, quando il Rettor Maggiore, don Juan E. vecchi, venne a Lecce in concomitanza con l’arrivo, da Torino, dell’urna di San Domenico Savio e del 50° anniversario dell’arrivo dei Salesiani a Lecce; una quarta volta, infine, nel 2004, quando – in occasione del 50° anniversario della canonizzazione di San Domenico Savio – la nostra Città ebbe l’onore della visita del Rettor Maggiore, don Pascual Chavez, che presenziò al Confronto Interispettoriale MGS, con la partecipazione di centinaia di giovani provenienti dalle Case Salesiane del Meridione.
Né è passata sotto silenzio, nella mostra, la data del 19 marzo del 1971, quando tutta la Comunità Salesiana di Lecce ha esultato per la presenza a Lecce – in occasione della posa della prima pietra dell’erigendo Tempio dedicato a San Domenico Savio – del Vicario del Rettor Maggiore, quel don Gaetano Scrivo a cui tutti gli Exallievi “datati” sono legati in maniera indelebile per averlo avuto per tre anni, dal ’54 al ’57, come amorevole Direttore dell’Oratorio di Via don Bosco.
Gocce di memoria, in definitiva, ha riscosso notevoli consensi non solo nella critica e nel pubblico, ma anche tra gli stessi Salesiani, tant’è vero che il Direttore-Parroco, don Emidio Laterza, ha fortemente voluto che gli Exallievi riallestissero la mostra presso l’Opera – nella Sala Conferenze che gli Exallievi, nel 2004, son riusciti a far intitolare a don Di Nanni – per offrire a tutti gli oratoriani e i parrocchiani l’opportunità di conoscere a fondo la storia e le tappe della presenza salesiana nella nostra città.
Una mostra, quindi, che gli Exallievi ritengono abbia raggiunto, tra gli altri, uno degli scopi che si erano prefissi, quello di far conoscere all’intera cittadinanza il fine ultimo della missione dei Salesiani: formare “buoni cristiani e onesti cittadini”.
Per concludere, possiamo serenamente affermare che la presenza dei Salesiani a Lecce in questi 60 anni ha suggellato un amore incondizionato e reciproco tra la città e i Salesiani, evidenziando in maniera tangibile l’impegno continuo e mirato di questi ultimi nel campo dell’educazione e il ruolo centrale che essi hanno avuto nella formazione di giovani, incidendo notevolmente nel tessuto sociale della città.
“Sogno e desidero realizzare a Lecce – ha affermato don Emidio Laterza – un Oratorio capace di entrare in dialogo con i giovani e una Parrocchia che vada incontro alle famiglie„.
Egregiamente restaurato qualche anno fa, il complesso ospita oggi manifestazioni ed eventi di rilievo.
La posizione strategica dell’elegante contenitore, situato su una delle vie più frequentate del centro storico, ha consentito la visita di centinaia di cittadini e di turisti, come si può desumere dalle oltre 500 firme lasciate sul registro dai visitatori, che in massima parte hanno lasciato un loro personale “pensiero„.
“Non gocce, ma un fiume in piena!” ha scritto qualcuno; qualche altro: “Non sono tanto vecchio, ma ho rimesso i calzoncini corti”, o “Mi sono lasciato bagnare da ‘Gocce di Memoria”, oppure “Venuto in punta di piedi per il grande rispetto che ho sempre avuto per la Famiglia Salesiana, torno alle mie cose ricco di esemplari storie di vita”, o ancora “I Salesiani: un gran regalo di don Bosco alla nostra città”, ” Grazie a chi, nel tempo, ha reso possibile portare don Bosco ai giovani. Spero che ci sia sempre qualcuno che lo faccia nel futuro”, ma non è mancato qualche turista che ha voluto abbinare ai complimenti per la mostra gli apprezzamenti per Lecce: “Bella mostra, bellissima città”.
La mostra, come tutte le iniziative analoghe, si è proposta due scopi: sottolineare la “natura” e le “finalità” per cui è nata.Ha quindi rappresentato, in forma cronologica, le tappe più significative che hanno segnato il cammino dei Salesiani nel corso dei 60 anni di presenza a Lecce, non solo attraverso centinaia di fotografie, ma anche per mezzo di numerosi documenti d’epoca, come i libretti dell’oratorio con stampigliate le presenze alle varie cerimonie religiose, i giornalini ciclostilati, le “orlire” (lire oratoriane, una sorta di premio-fedeltà, con le quali si potevano “acquistare” vari oggetti) e, ancora, tessere, figurine, attestati, registri, pubblicazioni, manoscritti, documenti inediti, ecc.
Le finalità che gli Exallievi si sono proposte con “Gocce di memoria” sono da ricercarsi, sì, nel desiderio di offrire all’intera cittadinanza l’opportunità di far conoscere la storia e l’opera meritoria dei Salesiani, ma hanno voluto soprattutto significare un omaggio, sentito, verso i loro antichi educatori, un gesto di riconoscenza verso coloro che li hanno educati alla maniera di don Bosco, una sorta di restitutio per quanto da loro ricevuto nel tempo.
Gocce di memoriaparte da quel lontano 14 novembre del 1949, quando don Ciro Santoro fu mandato a Lecce con don Vincenzo Guastaferro per iniziare la sua opera di apostolato presso l’Oratorio di Via don Bosco, allora Via Arte del Cemento, nei pressi della stazione ferroviaria, e segna via via tutte le tappe più significative.
Sarebbe interessante soffermarsi sulle vicissitudini che hanno preceduto quel 14 novembre, ma il resoconto prenderebbe troppo spazio.
Basti pensare che già trent’anni prima, nel 1919, il vescovo di Lecce, mons. Gennaro Trama, aveva invitato i Salesiani a venire in Città per prendersi cura dei ragazzi abbandonati, ospiti dell’Istituto Garibaldi.
Nel 1929, poi, in occasione della beatificazione di don Bosco, un gruppo di Cooperatori, guidati da mons. Agrimi, avendo assai vivo il desiderio di far venire i Salesiani a Lecce, celebrarono un indimenticabile triduo, che servì a diffondere l’apostolato e la pedagogia di don Bosco.
Ed ecco che giunge, puntuale, l’intervento della Provvidenza: essendo venuto a conoscenza che il comm. Raffaele Colilli aveva intenzione di fondare un’opera di beneficenza in favore di figli del popolo, mons. Agrimi fece “pressioni” presso di lui perché facesse un lascito dei suoi beni in favore dei Salesiani.
E così fu: nel suo testamento, infatti, il Colilli lasciò ai Salesiani gran parte di suoi beni. Era il 1938.
Si andò, quindi, alla ricerca di un locale idoneo da acquistare. Era in vendita, nei pressi della stazione ferroviaria, una fabbrica di manufatti artistici in cemento ed i proprietari, i fratelli Peluso, dato che doveva servire per un’opera benefica in favore della gioventù, la cedettero a bassissimo prezzo, tanto che col denaro dell’eredità Colilli si poté acquistare anche un terreno di fronte al fabbricato, che fu adibito a cortile. Era il 1942.
Purtroppo, però, si era in guerra e la fabbrica fu requisita dall’autorità militare. Lo sviluppo dell’Opera, quindi, si arrestò fino al 1945, quando finalmente la fabbrica fu derequisita.
Cominciò, allora, l’opera di “adattamento” della fabbrica: avendo la costruzione la forma di una grande chiesa a tre navate, la navata centrale, più larga, fu trasformata in una grande sala per il teatro, quella laterale di destra, più stretta, divenne la Cappella e quella di sinistra fu trasformata in sala giochi.
Al piano superiore, poi, dove erano i matronei, da un lato furono costruite le stanze per i Salesiani e dall’altro le aule per le tradizionali Compagnie.
Da quell’Oratorio, dal ‘49 al ’63 – anno della sua chiusura, prima di trasferirsi, nel ’70, nell’attuale sede – son passati migliaia di ragazzi, letteralmente rubati alla strada, teatro unico, allora, dei loro svaghi.
Anche se inizialmente furono accolti con un pizzico di diffidenza per il modo diverso di approcciarsi ai ragazzi (“Ma chi sono, cosa vogliono, questi preti che distribuiscono pagnotte e giocano al pallone coi ragazzi?”), i Salesiani non tardarono ad entrare in sintonia coi ragazzi e con gli abitanti del quartiere.
Ai ragazzi di quei tempi, d’altronde – gelosamente racchiusi nella loro dignitosa povertà, che li rendeva un po’ introversi e meno disponibili al dialogo – bastò poco per attirarli all’Oratorio e inserirli in un ambiente sano: un ambiente che offriva, sì, un cortile e un pallone, ma anche – e soprattutto! – educazione, preghiera, formazione.
Dopo “un’assenza” da Lecce di sette anni, 1963-1970, i Salesiani iniziarono una nuova attività come Centro Polivalente prima, soprattutto grazie all'azione competente e illuminata di don Bertoldi, preparando persone adulte per le nuove industrie metal meccaniche insediatesi a Lecce, ed a seguire gestendo come CNOS per conto della Regione Puglia la Scuola Professionale (meccanici, saldatori, elettromeccanici, elettronici,…); essi hanno così preparato migliaia di ragazzi provenienti da tutta la provincia al lavoro che il settore industriale leccese richiedeva.
L’attuale sede, oltre al Tempio – elevato a Basilica Minore con un Breve Apostolico di S.S. Giovanni Paolo II il 16 aprile 1984 – comprende la Parrocchia, l’Oratorio-Centro Giovanile, il teatro, la palestra e numerosi impianti sportivi.
La Basilica è dedicata, unica al mondo, a San Domenico Savio, a motivo di due miracoli riconosciuti dalla Chiesa per la Sua canonizzazione, avvenuta il 12 giugno del 1954: il primo avvenuto a Lecce in favore della Signora Antonietta Micelli in Miglietta la notte dell’8 marzo 1950, il secondo a Maglie (Lecce), 15 giorni dopo, il 23 marzo 1950, a beneficio della Signora Maria Porcelli.
Gocce di Memoria, in definitiva, è riuscita a tracciare le tappe più significative della presenza salesiana a Lecce: da quelle già accennate ai Convegni, dai Pellegrinaggi ai luoghi di don Bosco a quelli mariani, dalle attività ricreative a quelle sportive, dai Raduni Ispettoriali ai Congressi, dalle Conferenze Salesiane agli Esercizi Spirituali, dalle Biciclettate all’Estate Ragazzi, dall’attività teatrale ai Festival della Canzone Oratoriana, dalle Feste del Grazie a quelle degli Anziani, dalle Tombolate alle Castagnate, dai Vexas (Veglioni Exallievi Salesiani) ai Vecs (Veglioni Cooperatori Salesiani), dall’arrivo dell’urna contenente i resti mortali di San Domenico Savio ( 1999 e 2004) alle visite del Rettor Maggiore.
Ma altri “momenti forti” sono stati focalizzati nella mostra, come, ad esempio, il conferimento della cittadinanza onoraria, nel 2000, a don Di Nanni, nel corso di una suggestiva e commovente cerimonia nell’Aula Consiliare del Comune, gremita di Exallievi, Cooperatori e parrocchiani.
Don Natale Di Nanni – originario di Andria, ma “leccese dentro” – è stato a Lecce dal 1952 fino al giorno in cui è tornato al Padre (6 febbraio 2004) e ha sempre rappresentato un preciso punto di riferimento per gli Exallievi (dei quali è stato il delegato spirituale per 23 anni), essendo stato per tutti, sin da ragazzi, un padre amorevole e un confidente.
Per questo motivo, gli Exallievi hanno voluto riservare esclusivamente a lui una delle quattro sale allestite per la mostra.
Grande risalto è stato dato pure, ovviamente, alle visite del Rettor Maggiore. Lecce, infatti, è stata onorata per ben quattro volte della presenza del Rettor Maggiore: una prima volta nel 1982, quando venne don Egidio Viganò; una seconda volta nel 1992, quando ci fu una grande mobilitazione generale per la visita, ancora una volta, di don Egidio Viganò, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di San Domenico Savio; una terza volta nel 1999, quando il Rettor Maggiore, don Juan E. vecchi, venne a Lecce in concomitanza con l’arrivo, da Torino, dell’urna di San Domenico Savio e del 50° anniversario dell’arrivo dei Salesiani a Lecce; una quarta volta, infine, nel 2004, quando – in occasione del 50° anniversario della canonizzazione di San Domenico Savio – la nostra Città ebbe l’onore della visita del Rettor Maggiore, don Pascual Chavez, che presenziò al Confronto Interispettoriale MGS, con la partecipazione di centinaia di giovani provenienti dalle Case Salesiane del Meridione.
Né è passata sotto silenzio, nella mostra, la data del 19 marzo del 1971, quando tutta la Comunità Salesiana di Lecce ha esultato per la presenza a Lecce – in occasione della posa della prima pietra dell’erigendo Tempio dedicato a San Domenico Savio – del Vicario del Rettor Maggiore, quel don Gaetano Scrivo a cui tutti gli Exallievi “datati” sono legati in maniera indelebile per averlo avuto per tre anni, dal ’54 al ’57, come amorevole Direttore dell’Oratorio di Via don Bosco.
Gocce di memoria, in definitiva, ha riscosso notevoli consensi non solo nella critica e nel pubblico, ma anche tra gli stessi Salesiani, tant’è vero che il Direttore-Parroco, don Emidio Laterza, ha fortemente voluto che gli Exallievi riallestissero la mostra presso l’Opera – nella Sala Conferenze che gli Exallievi, nel 2004, son riusciti a far intitolare a don Di Nanni – per offrire a tutti gli oratoriani e i parrocchiani l’opportunità di conoscere a fondo la storia e le tappe della presenza salesiana nella nostra città.
Una mostra, quindi, che gli Exallievi ritengono abbia raggiunto, tra gli altri, uno degli scopi che si erano prefissi, quello di far conoscere all’intera cittadinanza il fine ultimo della missione dei Salesiani: formare “buoni cristiani e onesti cittadini”.
Per concludere, possiamo serenamente affermare che la presenza dei Salesiani a Lecce in questi 60 anni ha suggellato un amore incondizionato e reciproco tra la città e i Salesiani, evidenziando in maniera tangibile l’impegno continuo e mirato di questi ultimi nel campo dell’educazione e il ruolo centrale che essi hanno avuto nella formazione di giovani, incidendo notevolmente nel tessuto sociale della città.
“Sogno e desidero realizzare a Lecce – ha affermato don Emidio Laterza – un Oratorio capace di entrare in dialogo con i giovani e una Parrocchia che vada incontro alle famiglie„.


Twitter
Myspace
Mister Wong
Digg
Del.icio.us
Yahoo
Technorati
Googlize this
Blinklist
Facebook
Wikio