Carissimi amici,
credo che pochi temi siano tanto evocativi e carichi di senso nel nostro tempo come il tema della paternità.
credo che pochi temi siano tanto evocativi e carichi di senso nel nostro tempo come il tema della paternità.
È un tema generatore perché va al fondo della nostra esistenza, alle sue origini e alle motivazioni che ci hanno costruito e ci costruiscono come persone.
È un ritorno ai tempi favolosi della fanciullezza e della giovinezza, tempi entusiasmanti in cui tutti i sogni sembravano possibili e noi crescevamo come figli, a volte difficili e disubbidienti ma sempre figli, pronti al ritorno a casa, perché tale, essere figli è la nostra identità.
Fino al momento in cui la Provvidenza ci ha chiamati a realizzare la nostra identità diventando a nostra volta padri, donando la vita a nostra volta ai nostri figli.
Con questo atteggiamento ritorniamo ai tempi santamente favolosi del primo oratorio di Valdocco per riscoprire la paternità che ci ha generati, facendo tesoro di valori, scelte, mondi di riferimento, sogni e progetti che via via, don Bosco è venuto costruendo con la sua anche la nostra storia. È con commossa partecipazione che rileggiamo ogni volta le Memorie, respirando l’aria di casa in cui siamo cresciuti.
È la fede semplice che ci è stata donata, la devozione umile e potente dei bambini con le tre “Ave Maria”, ai piedi del letto, affidati e sempre sereni nell’amore di Maria, mamma di Gesù e nostra.
È la serenità della compagnia e dell’amicizia dell’angelo custode, presenza quotidiana dell’ amore del Padre, compagnia che ci ricorda da chi siamo amati e sostenuti.
È l’accompagnamento e l’esempio di Maria, soprattutto nei giorni tristi e faticosi dove la nebbia delle difficoltà sembra togliere ogni punto di riferimento, ed è invece il tempo in cui Maria cammina accanto a noi: rassicurati dalla fede di don Bosco che ci dice “Io La vedo, La vedo che cammina in mezzo a voi!” anche noi lo crediamo.
Quanta gioia nel ricordare!
A volte ritroviamo nelle Memorie dell’Oratorio qualche tristezza, qualche esperienza di abbandono, ma quanti sogni ha coltivato nostro Padre don Bosco, e quanti più ne realizzati nella fedeltà alla chiamata di Dio!
Ha provato la bellezza di essere padre di tanti figli che la Provvidenza gli ha affidato, li ha amati anche nella loro fragilità, attendendo paziente che riprendessero sereni la strada.
Li ha accolti “pericolanti e pericolati” perché sapessero di essere amati.
Sapeva (ne aveva fatto esperienza) che senza padre si fa più fatica a diventare uomini adulti. Per questo ha voluto essere padre per chi non l’aveva più, o non ne aveva abbastanza.
E nel fare questo ha compreso che il senso della vita, la felicità per ogni uomo è dare la vita!
Diventare ed essere padri è un'esperienza che ci pone di fronte a un bivio, un evento che ha la capacità di trasformare la vita nella quotidianità e anche nei pensieri, nelle profondità dell'animo, nel nostro mondo interiore, obbligando a interrogarci sul senso dell'esistenza. Ci mette di fronte all'esperienza che unica è in grado di completarci e renderci pienamente uomini, la paternità che nella responsabilità ci porta ad invocare l’aiuto di Dio e a partecipare al Suo impegno della creazione: preparare uomini per il domani della storia.
È questo il modo più vero di diventare adulti, il modo in cui ciascuno bonifica la sua storia non per dimenticare gli errori e le sofferenze, ma per imparare anche dai dolori vissuti a rendere più serena (del tutto pacificata è impossibile!) la vita dei nostri figli.
Figli che da noi devono apprendere che la vita costa, ma ripaga con la gioia della paternità quanto vissuto nell’obbedienza di figli.
"Crescerai e invecchierai e ti troverai a scoprire di avere un figlio che ti farà da padre e così facendo ti aiuterà a capire che padre sei stato per lui" era scritto in un libro che ho letto anni fa. E noi sappiamo il Padre che abbiamo avuto nella fede e vogliamo esserne oggi la presenza per i figli che oggi ci sono affidati. Le Memorie dell’Oratorio ci restituiscono il don Bosco più vero, come lui si è descritto e soprattutto riconosciuto.
Gli anni progressivamente ed inesorabilmente ci portano anche ad essere padri di figli che nella loro maturità sono chiamati a lasciare la nostra famiglia per formare la loro. Nelle loro scelte e nella loro vita possiamo vedere la verità della nostra educazione, quanto abbiamo lasciato loro in eredità non tanto di beni materiali, ma di sentimenti, di responsabilità, di senso della vita ed anche della fede.
Cosa abbiamo lasciato ai nostri figli? Cosa ricorderanno di noi?
Due figli di don Bosco, don Dalmazzo e don Rua, ormai adulti e responsabili della congregazione scrivono dell’eredità che hanno ricevuto e di come sono cresciuti alla scuola del Padre. “Il segreto che Don Bosco aveva per guadagnare i giovani a sé, e tirarli al servizio di Dio, è cosa difficile poter a parole. Ebbe egli nell’ordine della natura e della grazia tali doti e prerogative che, preso un giovane e parlatogli in confidenza, per quanto fosse discolo e ribelle alla grazia, difficilmente avveniva che non s’arrendesse ai suoi paterni consigli ed ammonimenti. La sua raccomandazione era questa: di guadagnare tutti con carità. Io vidi un giorno Don Bosco lasciare don Rua e me, che lo accompagnavamo, per aiutare un giovane muratore a trascinare un carretto sovraccarico, a cui si sentiva impotente e lo dimostrava piangendo, e questo in una delle principali vie della città”!
“Ovunque tu possa avere incontrato un seppure minimo frammento della gratuità dell'amore: quello è luogo sacro; ovunque tu possa incontrare chi si doni o chi aspetti il tuo dono: lì è la mano di Dio. In ogni gesto d'amore, in ogni offerta d'incontro, in ogni dolore che spera o invoca, lì puoi intravvedere il volto del Padre che ha cura di te, perché una delle sue parole chiave, parola alla quale Israele è rimasto attaccato anche quando non capiva più nulla, perché i suoi occhi si erano ottenebrati è: Gli conserverò per sempre la mia grazia, la mia alleanza gli sarà fedele". (Salmo 88, 29).
Don Bosco diceva ai suoi ragazzi: “Guarda, io sono un povero prete, ma se rimanessi anche solo più con un pezzo di pane, lo farei a metà con te”. “Non temere io sono qui” … tutti i giorni, fino alla fine del mondo! Anche questo è un modo di annunziare il Vangelo! Forse il più vero e credibile.
Ritornare a don Bosco è fare in modo che questa esperienza diventi quella dei figli che ci sono stati dati: che possano sempre dire che siamo stati la loro forza da ragazzi.
“Uno dei momenti più belli della mia vita è quando mio padre mi ha messo un braccio sulla spalla dicendomi: Puoi contare su di me”. (Bruno Ferrero).
La Proposta Formativa è allora un ritorno a don Bosco senza fermarci ai soli aneddoti che conosciamo da sempre: è farci accompagnare dalla sua storia come l’ha riletta Lui su richiesta del papa Pio IX.
L’ha scritta per i suoi figli (solo a loro infatti ne aveva destinata la lettura) per mettere in evidenza ciò che per Lui era stato importante. E noi siamo i suoi figli.
In un tempo di emergenza educativa è tanto più necessario attingere a questo tesoro per rinvigorire la nostra azione di educatori.
Come ci ricorda Roberto, cui va tutto il nostro ringraziamento per il lavoro svolto insieme a tutta l’equipe della formazione che ha collaborato alla stesura del testo, “la PF non è un “libro” da leggere, ma un itinerario da fare nostro, cogliendo quanto nei diversi periodi ci viene segnalato e risponde alle nostre domande di formazione”. E per questo non è lavoro compiuto, ci saranno infatti integrazioni e chiarimenti in itinere.
Facciamo in modo che la nostra vita spirituale, la nostra fiducia nell’amore di Dio, si arricchiscano sempre più alla lettura delle Memorie dell’Oratorio. Ne usciremo più solidi e coraggiosi, capaci di essere quei padri e quelle madri che la Provvidenza ci chiama ad essere. Per la nostra gioia e per quella dei nostri figli.
Ci dia don Bosco di cui siamo figli di diventare padri che gli assomigliano.
Buon anno pastorale!
In don Bosco nostro padre.
Don Enrico Peretti
Delegato Nazionale


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