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L'Ecologia delle Stagioni

EDUCAZIONE SESSUALE IN FAMIGLIA?
Bioetica della vita affettiva e prospettive educative…
 
0. Premesse
1. La sessualità è il luogo della relazione profonda tra persone, dove l'identità costruisce i rapporti.
2. I bambini osservano ed hanno bisogno di risposte.
3. La famiglia deve prevenire il fatto che il bambino trovi altrove delle risposte…
4. E’ necessario accompagnare anche la crescita dell’identità sessuale con gradualità.
5. Educare alla castità è educare al rispetto. Alla ricerca di significato…
 
1. LA CADUTA DEI TABÙ: SIGNIFICATI E REGOLE!
1.1. I tabù hanno un valore positivo, perché danno (o suggeriscono) delle regole…
1.2. Tocca alla famiglia avere le idee chiare per poterli affrontare, formarsi e leggere…
1.3. Pudore: è il segno di qualcosa che vale e va custodito, vissuto nella maniera migliore…
1.4. Testimonianza: noi siamo quello che nostro padre ci ha insegnato ad essere quando non voleva insegnarci nulla!
Ecco alcuni esempi:
· Un marito egoista e immaturo trasmette al figlio il suo tipo di rapporto con lo moglie;
· Una moglie che ha sofferto al momento del parto trasmette ansie, paure ai figli che diventano il suo "scarico a terra".
· Una madre sbaglia a voler essere amica della figlia perché deve darle delle sicurezze.
 1.5. Sono i bambini a dettare i ritmi dell'educazione con le loro domande;
Il genitore e l'educatore maturo, è quello che dà al bambino ciò di cui ha bisogno in quel momento: dare risposte alle domande, a quelle fatte e a quelle intuite…
 
2. LE RISPOSTE
2.1.   Quando rispondere? Subito! Perché sono i bambini a dettare i ritmi dell’educazione…
2.2.   Come rispondere? Senza imbarazzi. I bambini, infatti, sono razionali e puliti e quando chiedono si sono già dati una risposta.
2.3.   In che termini rispondere? Precisi, non tecnici. Ad esempio, al quesito «Dov'ero primo di nascere», si risponde «Nella pancia della mamma» (non "nel cuore"), «In un sacchetto» non "nell'utero", che è un tecnicismo.
2.4.   Con quali contenuti rispondere? Veri e semplici. Infatti, se va a scuola il bambino riceverà risposte diverse e perderà la fiducia nei genitori.
2.5.   Con quale atteggiamento rispondere? Con affettività. Ad esempio «Ti ho tenuto tanto volentieri dentro di me… eri al caldo». E alla domanda «Come mai sono uscito»: «Eri pronto e io volevo vederti».
2.6.   Errore da evitare: rimandare le risposte.
· Ad esempio: «Te lo dirò quando sarai grande». E’ "grande" in quel momento perché dentro di lui è sorta la domanda!
· Mai stupirsi delle domande, mai deridere i bambini, mai compiacersi per i loro quesiti. Usare, dunque, sempre, la massima naturalezza.
 
3. I TEMPI: L'ECOLOGIA DELLE STAGIONI…
3.1. Esistono varie fasi di crescita e ad esse corrispondono domande dai caratteri tipici:
· Fino ai 6-7 anni, ad esempio, riguardano se stessi e il proprio passato: «Dov'ero prima di nascere? Perché?»;
· Tra i 7 e i 10 riguardano se stessi e il proprio avvenire: «Come nascono i bambini? Cosa avviene prima? Fa male il parto?»;
· Alle bambine occorre spiegare il "senso" dei cambiamenti che avvengono nel loro corpo, in modo che quando avvengono sia un'emozione, ma non una novità sconvolgente. Già a dieci anni una bambina deve sapere ciò che le accade e le accadrà…
 
4. COME SI SVILUPPA L'IDENTITA' SESSUALE: ESSENZIALE EDUCAZIONE DI GENERE
4.1. Entro i 2 anni e mezzo il bambino scopre di essere maschio o femmina.
4.2. La percezione dell'identità di genere è la percezione di essere come la mamma, come il papà.
4.3. Mai usare espressioni come «brutto», «sporco», «cose che non stanno bene»; il concetto di riserbo si può facilmente e fatalmente trasformare nell'idea di "sporcizia".
4.4. Un figlio però deve potersi confrontare e identificare positivamente con il genitore del proprio sesso; in caso contrario rischia la mancata identificazione di genere con tempi di latenza dilatati e che non aiutano il raggiungimento della maturità. Questo è il motivo per cui pensiamo non si debbano dare bambini alle coppie omosessuali: è il bambino che ha diritto alla famiglia, non il contrario; è lui il soggetto debole!  Questo è anche il motivo per cui non è opportuno dare un bambino a un single o a una single. Si diventa "grandi", infatti, attraverso il rapporto con entrambi i genitori.
 
5. CONVIVENZA BAMBINI-BAMBINE
Oltre i 2 anni di età è fondamentale, fino ai 9/10 anni, quando c’è la fase di separazione naturale, in cui il bisogno di propria identità è forte (iniziano prima le bambine) e risulta evidente la percezione che gli altri sono diversi.
In questo periodo assumono particolare importanza alcuni valori e contenuti. Eccone alcuni da non dimenticare.
5.1. La sessualità non è genialità: è esperienza a tutti i livelli, è il nostro modo di essere, non è la sola differenza di caratteri.
5.2. La. Sessualità è un valore sereno della propria vita, è valore comunicativo; i bambini non hanno morbosità. Sono i grandi a poter corrompere la loro innocenza. Possiamo dunque permettere ai bambini di esprimersi in linguaggio sessuale, di esibirsi; la nudità, ad esempio, in famiglia non deve essere ostentata, ma neppure nascosta, bensì manifestata con coerenza.
5.3. Vivere bene il rapporto sessualità-amore, far capire ai bambini il legame intrinseco ed essenziale che esiste fra queste realtà fondanti dell'esistenza. Insegnare, dunque, che l'intimità è fatta per esprimere l'amore; quando non c'è è sciupato.
5.4. Sesso, amore, procreazione: l'amore è, di regola, fecondo.
5.5. Per quanto riguarda l'autoerotismo, se nell'adulto è "peccato" cioè non riconoscimento del fine della sessualità, ma chiusura egoistica, nel bambino costituisce una presa di confidenza col proprio corpo che va educata con la parola e con la testimonianza.
 
6. LE PAROLACCE
Non dare troppo peso quando i bambini sono piccoli, oppure definirle "poco educate", "volgari". In età più avanzata spiegare che si tratta di riferimenti sessuali, e che dà fastidio sentirli (sensibilità verso l'altro). Certo, se in casa gli adulti le usano normalmente…
 
7. L'OMOSESSUALITÀ
7.1. Riguarda il 4% dei maschi e il 2% delle femmine; spesso negli strumenti di comunicazione è sovradimensionata e come tale sovra esposta, con atteggiamenti rivendicativi da parte di alcune matrici culturali (etica della persona ed etica dell'individuo).
7.2. Poiché padre e madre sono fonte di sicurezza assoluta, se un genitore è assente o poco significativo, il figlio cerca un sostituto in cui identificarsi…
7.3. Occorre che i genitori si preoccupino quando i bambini (tra i 3 e i 14 anni) non parlano mai di sesso; in particolare quando gli adolescenti non parlano di sesso c'è qualcosa non và.
 
8. LA VIOLENZA SESSUALE
Tema gravemente all'ordine del giorno.
8.1. Non bisogna parlare ai bambini dei pericoli che corrono esprimendo con chiarezza in che cosa consistono, perché possono anche volerla mettere in pratica, diventare seduttivi.
8.2. Occorre parlarne astrattamente: «Non andare mai con persone sconosciute» è un invito corretto; e alla domanda «Perché?», non rispondere con «Perché no», ma ad esempio con «Perché non tutte le persone che si incontrano sono come i nostri amici».
 
9. VIOLENZA E IMMAGINI
Infine un appunto sulla "forza dinamica delle immagini" da cui occorre particolarmente diffidare. Grande è la differenza tra la violenza di immagini narrate (la fiaba) e quella di immagini viste (la TV). Il bambino non riprodurrà mai il cacciatore di Cappuccetto Rosso, ma lotterà e imiterà i gesti di violenza visti in televisione. Evitare, dunque, che assistano a queste immagini.
· E, in ogni caso, siate con loro quando guardano programmi potenzialmente disturbanti;
· Esserci, dunque, è la parola d'ordine.
 
"Perché non basta amare: bisogna che i giovani sappiano di essere amati…" (Don Bosco)
 
(da una conferenza di P. Maurizio Faggioni, medico, pedagogista, insegnante di morale)

 

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