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Don Bosco canta e balla

Intervista a Marcello Cirillo
Marcello Cirillo, che interpreta Don Bosco nel musical in tournee nei teatri italiani in questi giorni, ha risposto ad alcune nostre domande sullo spettacolo e sul suo incontro con il Padre dei Giovani. Altre informazioni sul musical possono essere trovate sul sito internet www.donboscoilmusical.it.
Può dirci come è cominciata per lei quest’esperienza? Come e quando le è stato proposto di interpretare il ruolo di Don Bosco?
Due degli autori, Aliscioni e Biagioli, vedendomi in tv, hanno notato (a detta loro) una certa somiglianza fisiognomica con Don Bosco. Questo succedeva 4 anni fa, e dopo tanto lavoro e impegno siamo finalmente arrivati al sospirato debutto.
Cosa l’ha spinta ad accettare la loro offerta?
Don Bosco è sempre stato presente nella mia vita, ma evidentemente la sua discrezione non me ne aveva fatto accorgere. I miei fratelli Tino e Claudio sono stati educati dai salesiani di Soverato (CZ ), mia sorella Mariella ha studiato dalle suore di Maria Ausiliatrice a Catanzaro, e io sono cresciuto in un oratorio di Roma a via Don Rua (incredibile!!!). A 13 anni un salesiano della chiesa di Don Bosco a Cinecittà mi ha salvato da una brutta esperienza che mi era capitata.
Quindi quando mi hanno proposto di interpretare la figura del Santo mi è sembrato la chiusura di un cerchio, quasi inevitabile!!!
Cosa sapeva di Don Bosco prima di vestire i suoi panni sulla scena?
Lo conoscevo attraverso i racconti di mia madre, attorno al braciere che riscaldava la nostra fredda casa calabrese. Lei parlava dei suoi sogni, del suo amore per gli altri per gli ultimi, ma allora eravamo piccoli e distratti, ascoltavamo con gli occhi pesanti di chi vuole una favola prima di addormentarsi.
Cosa ha aggiunto alla sua conoscenza del Santo dei Giovani il fatto di prepararsi per questo spettacolo?
Mi sono preparato attraverso la lettura di molti libri. Quello che mi aiutato di più è stato la “Storia di un prete“ di Teresio Bosco (nelle 2 edizioni), i molti siti su internet, ma soprattutto gli occhi della gente, la meraviglia e l’amore nei confronti di Don Bosco. Questo mi ha insegnato tanto, sapere che quell’amore dato tanti anni fa ancora è vivo e presente nel cuore delle persone.
Oggi come allora Don Bosco c’è. È presente nelle Case Famiglia, dove cambia l’accento degli ospiti ma il linguaggio è sempre lo stesso: Ragione, religione e amorevolezza, dare risposte al vuoto esistenziale e sociale che regna nel mondo.
Sono un uomo cambiato, cerco di vivere, grazie a questa esperienza, la mia vita con un impegno maggiore verso gli altri, cercando nel mio piccolo di amare gli altri, il prossimo, per amare più me stesso.
Ci può descrivere cosa vedrà lo spettatore che verrà a teatro?
Una storia meravigliosa, sorprendente, raccontata su un palcoscenico molto minimale, essenziale. Non abbiamo voluto colpi di teatro, ma una scena volutamente scarna. Non per costrizione ma per scelta, uno spettacolo apparentemente semplice come era apparentemente semplice Don Bosco, cercando di dare emozione attraverso la forza recitativa di un testo intenso, e di musiche e balletti di grande impatto emotivo.
Quale è stata finora la reazione del pubblico?
Abbiamo girato buona parte della nostra Penisola, noi non facciamo ovviamente dottrina ma portiamo attraverso la leggerezza di un musical, un messaggio d’amore di pace e di allegria, la risposta del pubblico e’ entusiasmante a volte commovente per il calore, e la storia di Don Bosco per chi viene in teatro senza conoscerla, lascia un senso di benessere interiore.
Ci può raccontare un episodio, o un incontro, che ritiene significativo legato a questo spettacolo?
Durante una trasmissione, l’anno scorso, mi sono rotto il malleolo. Per un attimo lo sconforto si è impossessato di me: disdire la tournee di “Don Bosco il musical”, 30 persone a casa, il debutto al Sistina di Roma, tutto in fumo.
Una notte, tra i dolori, ho pensato a quanto aveva sofferto Don Bosco nella sua vita e mi sono detto: “Mettiti le stampelle soffri e vai in scena!” Beh, è stata un’esperienza meravigliosa! Ho trovato, attraverso il dolore, forse l’essenza dell’interpretazione, la sofferenza interiore e fisica e la gioia da dare agli altri!!!
Lei è da tempo un intrattenitore di successo (canta, recita, balla,…). Secondo lei, esiste lo spettacolo “puro”, il divertimento fine a se stesso? O uno spettacolo può trasmettere dei valori?
Dietro lo spettacolo c’è tanto lavoro. Noi abbiamo lavorato più di 2 anni prima di andare in scena con il musical, con gli autori del testo Biagioli – Castellacci, con i musicisti Oliva – Aliscioni, con il coreografo Meloni, lo scenografo Pepi Morgia, il regista Castellacci e il produttore Faustini, cercando di montare uno spettacolo di grande impatto emozionale.
Quindi di divertimento non possiamo proprio parlare. Penso che uno spettacolo teatrale abbia il dovere di trasmettere dei valori importanti di far tornare a casa lo spettatore con alcune domande o con alcune risposte.
Se incontrasse oggi Don Bosco cosa vorrebbe dirgli? E cosa vorrebbe che lui dicesse a lei?
Non gli direi niente, lo abbraccerei forte come si abbraccia un padre nel momento del perdono. Vorrei che mi insegnasse a sognare come sognava lui e soprattutto che mi insegnasse il segreto meraviglioso per realizzare i miei sogni!!!

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