Pisa è una città universitaria che ha avuto per oltre un secolo i tanto amati Salesiani. Purtroppo nel 2005 è stata presa la sofferta ma necessaria decisione di ritirarli. In realtà la situazione era veramente precaria perché i tre SdB che formavano la comunità erano molto anziani e in gravi condizioni di salute. Con questo quadro era veramente impossibile andare avanti; non c’era la disponibilità per avere sostituzioni di giovani sacerdoti e così il nostro Ispettore decise la chiusura.
L’Arcivescovo affidò la comunità del CEP a un sacerdote Diocesano, don Roberto Federighi. Fin dal primo momento egli ci permise di continuare tutte le nostre attività come facevamo prima. Lui da ragazzo aveva frequentato l’Oratorio di Via dei Mille (la Casa Salesiana del centro città che si trasferì poi al CEP) e quindi conosceva bene Don Bosco, per cui tra noi e lui c’è stata subito un’ottima intesa.
Iniziammo un rapporto di collaborazione molto stretta basata principalmente sul rispetto, fiducia, complementarità e stima reciproca e così stiamo continuando con buoni risultati e grande soddisfazione.
Con il suo benestare e aiuto iniziammo a fare alcune attività nell’Oratorio: festa di carnevale per i ragazzi del quartiere, incontri sul problema della droga con la partecipazione di esperti (provenienti dalla Comunità di San Patrignano) e un tossicologo (il professor Soldani, ordinario dell’Università di Pisa), riunioni con le famiglie della parrocchia allargate a tutta la Diocesi (con la partecipazione di un Diacono responsabile della Pastorale Familiare Diocesana), lezioni di catechismo per la preparazione dei bambini per la prima Comunione e altro.
Tutto questo, insieme a don Roberto, è stato organizzato e realizzato dai Salesiani Cooperatori e dagli Exalllievi (in prima persona da mia moglie Ersilia, Salesiana Cooperatrice, e dal sottoscritto, Exallievo da 36 anni e da 2 Salesiano Cooperatore). Inoltre il gruppo di Salesiane Cooperatrici cura le necessità della Chiesa, pensa agli arredi sacri e si occupa della Caritas Parrocchiale e qualche altra persona di buona volontà dona un po’ del suo tempo e aiuta nelle varie necessità materiali della parrocchia.
L’avventura dell’Estate Ragazzi
Avendo visto che da queste attività oratoriane scaturivano dei buoni successi, nel mese di giugno 2010 abbiamo deciso di buttarci a capofitto e abbiamo organizzato l’Estate Ragazzi.
È noto a tutti che quando finisce l’attività scolastica nascono problemi per le famiglie dove sia il padre che la madre ancora lavorano, per cui abbiamo pubblicizzato con largo anticipo quest’attività all’Oratorio. Le adesioni sono state subito abbondanti e così abbiamo chiamato come “animatori” una decina di giovani (del post-cresima) che frequentano assiduamente la parrocchia ed Ersilia ha convocato alcune ragazze dell’Istituto Magistrale, dove ha lavorato per tanti anni, che hanno così partecipato come tirocinanti animatori (ai quali è stato rilasciato un attestato utile ai crediti formativi).
Abbiamo fatto loro un po’ di formazione per svolgere questa delicata e importante funzione, e dopo poco erano già pronti per partire in questa “impresa”.
Il primo giorno avevamo il batticuore, era la nostra prima esperienza di questo genere e non sapevamo bene come sarebbe andata a finire; alcuni di questi bambini sembravano pieni di dinamite, allegri e spesso un po’ “vivaci” tra loro. Con il passare del tempo gli animatori sono riusciti a entrare nel cuore di tutti loro; erano obbediti facilmente e affettuosamente. Era quasi commovente vedere questi giovani, maschi e femmine portarsi in braccio i più piccoli e coccolarli come fratelli minori.
I giorni passavano e molti bambini preferivano venire all’Oratorio anche se a casa, per turni di riposo o quant’altro, c’erano i loro genitori: era evidente che con noi stavano bene. Prima di iniziare la giornata facevamo un momento di preghiera e poi iniziavano le attività e i giochi di gruppo.
Ersilia da buona madre era sempre in mezzo a loro, mentre io controllavo tutto per la loro sicurezza. Erano mattinate di confusione ma di profonda allegria, ragazzi e animatori si muovevano per le stanze dell’Oratorio, nei campi sportivi sul retro della Chiesa e don Roberto che girava tra loro, era felice come noi. Rivedere l’Oratorio vivo come molti anni prima era una cosa che ci riempiva il cuore di grande gioia ed entusiasmo. Ricordavo quando iniziai a frequentarlo quaranta anni prima (e lì conobbi Ersilia, che dopo divenne mia moglie) e ora vederlo giorno per giorno riprendere vita è stato molto gratificante. Era segno tangibile che Don Bosco voleva questo.
Dalla teoria alla pratica
Passarono le tre settimane previste per l’Estate Ragazzi e l’ultimo giorno organizzammo una cena con le famiglie di tutti partecipanti: è stato un successo al punto che, visto le numerosissime richieste, abbiamo deciso di ripeterlo il prossimo anno migliorandolo ancora di più; abbiamo pensato infatti di allungare il tempo trattenendo i bambini anche nel pomeriggio.
Era una cosa veramente bella e toccante vedere questi bambini che col passare dei giorni prendevano confidenza e poi ti salutavano come un fratello maggiore: …ciao Carlo! Si sentivano amati e a loro volta ricambiavano il loro affetto. La nostra formazione salesiana ci ha insegnato in teoria il Sistema Preventivo di Don Bosco e noi l’abbiamo messo in pratica con questi ottimi risultati.
Questa è stata un’esperienza veramente valida e molto positiva per noi e devo dire francamente che, anche se faticosa e impegnativa, ci ha insegnato molto facendoci conoscere meglio i ragazzi e i loro modi di pensare e agire, uno diverso dall’altro. Ogni giorno, al termine della mattinata, i ragazzi ritornavano alle loro case e con mia moglie ci guardavamo negli occhi con soddisfazione: anche se da soli, eravamo riusciti ad animare di nuovo l’oratorio e a fare le attività salesiane. Anche don Roberto era felice e continua tuttora a incoraggiarci dandoci tutto il suo sostegno.
La nostra salesianità non si limita solo a queste iniziative ma siamo impegnati in Diocesi nella Pastorale Giovanile e nelle sue varie attività, sempre con la nostra identità e le alterniamo con gli impegni che abbiamo in seno agli Exallievi e ai Cooperatori: è nostro dovere rappresentare gli SdB che non ci sono più nella nostra città!
Anche se all’inizio sembrava molto duro e quasi impossibile seguire tutto questo, ci siamo accorti che ci riusciamo abbastanza bene, anche se con fatica e sforzi e siamo felici di realizzare (in pieno o parzialmente) quanto Don Bosco chiede a ciascuno di noi.


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