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Un’agenda di speranza per il futuro del Paese

Dal 14 al 17 Ottobre 2010 a Reggio Calabria avrà luogo la 46a edizione delle “Settimane Sociali dei cattolici italiani” promossa dalla CEI dal titolo: Cattolici nell’Italia di oggi: un’agenda di speranza per il futuro del Paese.
L’interrogativo che scaturisce a fronte di questo appuntamento è semplice, ma nel suo contesto anche complesso: Come essere uomini e donne che testimoniano nella storia la speranza?
In una società dove l’ordinarietà vissuta è spesso quella della futilità e della vanità, recuperare la dimensione della speranza, significa anzitutto essere capaci di testimonianza.
La testimonianza non narra solo il contenuto di un vissuto, ma indica anche il cammino che porta a conquistarla. Un cammino dove la persona si “mette in gioco”, nel confronto, nel dialogo, ma soprattutto nella capacità di essere e vivere nell’autenticità.
Per un cristiano “essere segno di speranza” significa mettere in atto nel suo quotidiano un dinamismo di memoria, presenza e profezia.
Il cristiano nel suo vivere nell’oggi “racconta” la speranza vissuta, gli avvenimenti di vita rinnovata che ha generato, comunicando una presenza che segna la storia e in qualche misura ne diventa segno profetico.
Non si tratta di inventarsi chissà quale progetto, ma semplicemente vivere l’ordinarietà con la coscienza dell’appartenenza a una storia, a una tradizione.
Il cristiano oggi deve avere, come non mai, il coraggio della visibilità, ma non nella straordinarietà di un evento, ma nella quotidianità del suo vissuto: lavoro, famiglia, tempo libero…
Deve avere il coraggio dell’impegno a capire che il suo stare nella storia, è una presenza che se da una parte “soddisfa” il suo vissuto, dall’altra “educa” con la sua testimonianza il sociale a lui prossimo.
Troppo spesso noi uomini e donne di questo tempo “viviamo” il nostro “privato” con la scrupolosa attenzione che questo nostro “vivere” non “contamini” il nostro prossimo.
Credo invece che se i cristiani vorranno essere “agenda di speranza“ per il nostro Paese dovranno “contaminare” il loro prossimo avendo il coraggio di uscire dal proprio cartoccio e immergersi nella “pasta della società”.
Significa per il cristiano prendere coscienza della propria cittadinanza, intesa non come anonimato, ma come presenza di un vissuto messo in relazione, in confronto, in ricerca, in dialogo.
Dobbiamo, come cristiani, avere coscienza che l’essere cittadini non comporta solo l’appartenenza giuridica, ma esige anche l’impegno alla convivenza che scaturisce nel confronto e nel contributo alla crescita sociale.
Per essere cittadini, non basta solo conoscere e applicare regole e principi, occorre sperimentarli.
La convivenza non è soltanto frutto di pratiche cognitive, non basta enunciare principi e regole, come spesso capita, occorre soprattutto sperimentarli, in casa nostra, nel lavoro, nelle relazioni amicali e così via.
È esperienza di vita, fatta di sentimenti, affettività, fantasia, rapporti interpersonali…
Non è sufficiente comprendere e proclamare il bene comune, occorre anche volerlo!
Se riusciremo, nel nostro piccolo mondo, a esprimere questa volontà, potremmo contribuire a scrivere almeno una riga nell’Agenda di Speranza per il nostro Paese.

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