È una situazione molto comune: quando tuo figlio o tua figlia diventano genitori, tu automaticamente diventi nonno.
Un quarto del patrimonio genetico e morale di quel piccolo essere appena nato è cosa tua. Quello che hai ereditato da tuo padre e tua madre e hai donato a tuo figlio o a tua figlia, adesso sai con certezza che è arrivato a lui. Perciò ti senti proiettato nel futuro, poiché quella parte di te, sia pure frazionandosi, passerà nelle generazioni che verranno. Questo ti dà euforia mista a orgoglio, specie quando ti dicono: “…Ha i tuoi occhi, il tuo mento, i tuoi capelli…”. Quello che tu hai realizzato in te, costituisce quel quarto di patrimonio da lui ereditato.
Per lui – il nipote – l’essere arrivato in questo mondo con dei nonni ancora viventi è una grande fortuna che impara ben presto a scoprire. Il suo mondo è ricco non solo per il numero delle figure che collaborano alla sua crescita, ma anche per l’intensità degli affetti. La sua esperienza è destinata a spaziare indietro negli anni attraverso queste persone che gli rappresentano il mondo degli “antenati”. La cosa è tanto importante che, se i nonni non ci fossero più, i genitori dovrebbero richiamarli spesso alla mente del bimbo, facendoglieli sentire vivi ed essenziali, come gli anelli di una catena ininterrotta.
La “nonnità”
La profonda trasformazione nel tessuto sociale verificatasi negli ultimi decenni, ha coinvolto in primo luogo la famiglia. Nel passato i nonni (anche se autoritari e despoti) erano pur sempre il centro affettivo e morale dell’organismo familiare. Oggi tale centro è venuto meno e molte famiglie rischiano la disgregazione, come se fossero sottoposte a una continua forza centrifuga che allontana i membri l’uno dall’altro.
Si sta perdendo il significato dei rapporti intergenerazionali. I componenti di una famiglia vivono la maggior parte del tempo con persone della stessa età, a cominciare dai bambini, che dopo le ore di scuola passano al gruppo per le varie attività sportive, culturali e ricreative, per finire con gli anziani che, non appena ritenuti ”inutili”, vengono collocati in istituti di riposo. Le nostre case restano chiuse per parecchie ore della giornata. Solo la sera genitori e figli si riuniscono (purtroppo nemmeno sempre) ma spesso tali incontri sono superficiali e frettolosi, improntati il più delle volte a stanchezza, nervosismo, insofferenze, capricci e altro di negativo.
Non si può certo tornare indietro nel tempo e invocare il ritorno alla famiglia patriarcale, ma si può riscoprire e rivalutare la dimensione familiare e sociale della presenza della “nonnità”. L’emarginazione dell’anziano, o comunque il suo allontanamento dalla famiglia, non nuoce solo all’anziano stesso, sovente affranto per la solitudine e l’abbandono, ma alla famiglia intera che viene così privata, impoverita di una componente fondamentale della sua vitalità. Questo non può non ripercuotersi nella società di domani.
È ben vero che oggi si fa un largo ricorso all’aiuto dei nonni per l’assistenza dei bambini durante le ore lavorative dei genitori. Ma il servirsi di loro in veste di “baby-sitter” non significa ancora aver capito l’importanza familiare e sociale della nonnità, né favorirne la piena realizzazione. Insomma, c’è una bella differenza tra i “ruoli” esterni che i nonni possono svolgere e la “funzione” sostanziale del loro essere nonni.
I nuovi ruoli dei nonni
I ruoli sono ovviamente molto diversi, per cause che dipendono dalla disponibilità personale o dalle esigenze dei genitori. Ecco una varietà di tipi identificati per le loro prestazioni nei confronti dei nipoti.
Nonni sostitutivi
Sono quelli che, per motivi gravissimi (la morte, l’immaturità dei genitori o altri casi ) sono chiamati a sostituire interamente le figure di entrambi i genitori, o di uno dei due. Questi nonni che si accollano il compito di allevare i nipoti, di educarli, di seguirli fino all’età adulta e oltre, sono degni di molta ammirazione, ma non hanno un compito facile. Certe mansioni sono legate al vigore dell’età, non sempre le energie fisiche e psichiche sono adeguate. Essi inoltre si trovano a dover cercare l’equilibrio tra il loro essere “genitori-facenti-funzione” e la reale condizione di nonni.
Nonni conviventi
Sono quelli che per motivi più vari sono stati accolti nella casa del figlio o della figlia (o hanno aperto la propria casa alla nuova famiglia). La loro è una situazione delicatissima e piena di rischi: abusi, intransigenze, conflitti latenti o meno…sono all’ordine del giorno. Occorre impostare regole di convivenza ben precise e osservarle, nonché stabilire gli ambiti e i limiti delle rispettive competenze.
Nonni a tempo pieno
Sono quelli che si occupano dei nipoti per 8 – 10 ore al giorno, cioè per tutto il tempo in cui i genitori lavorano o sono comunque assenti. In genere a questi nonni si “concede” il riposo del sabato e dei giorni di festa. Ma il loro carico è senza dubbio pesante e la loro fatica fisica e morale eccessiva.
Nonni a part-time
Sono quelli che, nella loro abitazione o in quella del figlio o della figlia, si occupano del nipote per 4-6 ore al giorno, eccetto sempre i giorni festivi. Sono certo meno impegnati degli altri, hanno una responsabilità più limitata, hanno la possibilità di riservare spazio a se stessi, alla propria casa, alla propria famiglia. Sembra una situazione abbastanza favorevole, per l’espletamento della nonnità, purché ci si sappia “ritirare” quando si “riconsegna” il nipote ai genitori.
Nonni domenicali o “sporadici”
Sono quelli che vengono invitati a pranzo dai figli nei giorni di festa o che invitano i figli a casa loro. In genere questi incontri sono gioiosi: i nonni portano al nipote un regalino o un dolce, si informano dei suoi progressi, parlano della propria settimana e delle loro vicende. La loro presenza è spesso simbolica (sembrano più ospiti estranei che nonni). Come tali, devono perciò badare a non intervenire per difendere i nipoti se i genitori li sgridano o li castigano, o per rimproverare ai figli l’indulgenza (…ai miei tempi…se fosse mio figlio…).
Nonni a distanza o “telefonici”
Sono quelli che, indipendentemente dalla loro volontà, abitano lontano, in un’altra città o in un’altra regione, talvolta in uno Stato diverso o addirittura in un altro continente. Il ruolo di questi nonni costretti, per comunicare con figli e nipoti, all’uso del telefono (tanto più raro quanto maggiore è la distanza). Questo è l’unico mezzo per dare ai nipoti la consapevolezza che la forza strutturale della famiglia resiste alla lontananza e di far sentire loro una presenza almeno affettiva e morale.
Talvolta però i nonni “a distanza” non abitano neppure lontano, ma sono tali perché lo vogliono. Lo vogliono per vari motivi: ripiegamento su se stessi, ricerca del proprio comodo, della propria tranquillità, della propria realizzazione professionale, delle proprie evasioni, magari di un nuovo rapporto amoroso o coniugale.
Ci sono situazioni anche di altro genere quali l’estraniarsi per conflitti non risolti con il figlio/a, con la nuora o il genero. È ovvio che il ruolo di questi nonni è pressoché inesistente. Sono figure sbiadite e lontane di cui i nipoti sanno molto poco o niente e che per lo più interpretano e vedono con gli occhi dei genitori. Non è raro, comunque, che i piccoli, divenuti ragazzi, sentano un vero rimpianto della presenza a loro negata e manifestino disappunto verso la parte che ritengono “colpevole” della privazione subita. Anche i mancati nonni sperimentano spesso un senso di vuoto, per non avere esercitato una funzione tanto vitale per la comunità familiare.
Pensiamo comunque che la funzione dei nonni presso i nipoti è ricchissima e varia e presenta dei valori significativi importantissimi per lo sviluppo dei nipoti, sia sulla storia dei loro genitori che su quella dei nonni stessi e dei loro parenti, sulla storia del paese, della città, della patria, del mondo intero. I nonni, cronisti di queste storie vere, acquistano agli occhi dei nipoti un’aureola di “eroi” del passato che non si cancellerà mai più dalla loro mente.


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