Oggi assistiamo quasi quotidianamente nel dibattito politico a un’esponenziale crescita dell’aggressività verbale, che spazia dal piano della militanza politica a quello della sfera personale.
Siamo di fronte a un imbarbarimento dei rapporti che intercorrono tra soggetti politici.
Non c’è più spazio per una solidarietà civica, anzi si corre il rischio che da avversario politico si passi a nemico.
La dialettica degli interessi, la pluralità delle visioni e delle interpretazioni, sono l’irrinunciabile materia del discorrere politico. Ma questa dialettica è autentica solo se avviene in un orizzonte di condivisione.
Ora occorre affrontare il cambiamento che sta attraversando la politica con saggezza, ma anche con fermezza.
C’è il rischio di depauperare la società di quei valori che i padri fondatori della Repubblica avevano, pur nella diversità delle appartenenze culturali, condiviso.
In questo senso credo che i cristiani oggi, come allora, debbano rimboccarsi le maniche, uscire allo scoperto, e a fronte dell’emergenza in atto, essere promotori di un’alleanza civica che possa riportare al centro del dibattito la persona-cittadino.
Cristiani, non della “domenica”, ma uomini e donne dalla coscienza matura, capaci di operare sintesi credibili tra fede e vita.
Una classe di cristiani capaci di saper vivere la dinamica della democrazia con la consapevolezza di dover quotidianamente fare sintesi tra ciò che è valore e ciò che rappresenta l’urgenza di una risposta al bisogno.
In questo divenire, pedagogicamente assumono ruolo rilevante anche le aggregazioni di appartenenza sociali ed ecclesiali, come per noi exallievi le nostre unioni locali.
In questo divenire, pedagogicamente assumono ruolo rilevante anche le aggregazioni di appartenenza sociali ed ecclesiali, come per noi exallievi le nostre unioni locali.
Pensiamo: la vita associativa se realmente vissuta educa al vivere democratico anche in senso più profondo.
Infatti, la democrazia è fatta di confronto e di dialogo, ma anche dell’accettazione di quanto deciso nelle sedi comuni.
Senza la coscienza dei vincoli istituzionali della vita associata, l’impegno diventa utopia.
In un momento di disorientamento al senso civico, c’è bisogno di un recupero di credibilità.
Credibilità di persone che sperimentano prima di tutto nella propria pelle la fatica della condivisione sociale. C’è bisogno di persone capaci e coraggiose, è finito il tempo del moderatismo.
Ci sono dei residui muri da abbattere, non si parte da zero. Sono state fatte cose buone che vanno continuate e saldate col nuovo che nasce, ma non si può più perdere tempo con una visione equilibrista tra un paese che crolla e uno nuovo che nasce.
Uomini e donne di qualità che si misurano significativamente con altri che hanno una visione diversa, l’Assemblea Costituente insegna, per orientare la transizione verso un’Italia matura.


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