Riflettere sulla responsabilità educativa della generazione adulta e sull'identità dell'educatore è un compito urgente e necessario e, per certi versi, non più rimandabile.
Tuttavia bisogna ammettere non solo l'incapacità della società adulta di proporre una tavola di valori alle giovani generazioni, ma anche lo stato di confusione, d'impotenza e d'insoddisfazione di fronte alla constatazione del carattere globale della crisi e quindi dell'insufficienza di soluzioni anche coraggiose, ma troppo frammentate e parziali per essere efficaci.
Occorre quindi andare alla radice dell'educare, e farlo non da soli ma insieme, mettendo in campo una rete d'impegno condiviso. Rete che raccolga persone e istituzioni in un processo dinamico di sinergia condivisa.
Tuttavia come adulti dobbiamo porci sinceramente una domanda: siamo realmente educatori?
Una domanda che ci porta a confrontarci, nel rispetto reciproco, per delineare un'auspicabile sinergia tra le diverse realtà cui facciamo quotidianamente riferimento (famiglia, ambiente di lavoro, scuola, parrocchia, istituzioni...).
Diventare una rete radicata nel tessuto ecclesiale e civile, suppone il riconoscimento di risorse e nodi comuni.
Significa anche comprendere che, anche se adulti, siamo complementari rispetto a una questione educativa che è complessa e che esige un rapporto globale, anche se all'apparenza essa può apparire semplice e di facile soluzione.
Non siamo complementari soltanto perché stiamo operando in ambiti diversi (famiglia, chiesa, scuola, stato sociale, sport, ...) ma anche perché siamo chiamati a porre in continuità critica e dinamica la vita e le sue domande, in un'ottica di promozione unitaria della persona.
È questa la sfida educativa cui per certi versi siamo, da adulti, chiamati a soddisfare. A fronte della frammentazione sociale e culturale dobbiamo investire in un laboratorio di crescita unitaria della persona.
Risulta allora evidente come l'educazione incroci anche la concezione dell'uomo. Non si può educare se non alla luce di un progetto di persona e di società.
Non esiste possibilità di essere neutrali da questo punto di vista. Qualsiasi azione educativa porta con sé una risposta alla domanda sul "chi siamo" e "per che cosa viviamo".
È questo sostanzialmente l'impegno che da adulti dobbiamo affrontare se vogliamo essere "educatori" capaci di proporre e testimoniare alle nuove generazioni il "mestiere di uomo". Al centro di questo processo in divenire sta come interlocutore privilegiato sempre una Persona, colta nella sua irriducibile unicità e concretezza.


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